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Storia, leggende e notizie

Ponte Fabricio
Storia
PONS FABRICIUS (detto anche Pons Judaeorum, Ponte Quattro Capi) tra l'isola e la riva del Campo Marzio.
Scrive Rodolfo Lanciani [1] - pagg.30-31:
L'isola di Esculapio doveva essere unita alla riva sinistra da un ponte di legno già nel 192 a.C. (Liv., XXXV,21, 5). Si suppone che vi fosse una struttura simile sul lato opposto, verso Trastevere e la sommità fortificata del Gianicolo. L'anno 62 a.C., L. Fabricio, curatore delle strade (curator viarum), lo trasformò in un solido ponte di pietra. L'iscrizione commemorativa, incisa su entrambe le facciate, è seguita dalla dichiarazione dei due consoli dell'anno 21 a.C., P. Lepido e M. Lollio, che approvarono l'opera come pienamente soddisfacente. Quest'iscrizione ci insegna la saggezza dell'amministrazione romana: gli appaltatori del lavori di costruzione dei ponti erano garanti della solidità del manufatto per ben 40 anni, e solo al 41° potevano reincamerare il deposito cauzionale da loro versato in anticipo. Il fatto che il ponte sia sopravvissuto sino ad oggi è la migliore lode della sua solidità.
La data della costruzione ci è confermata da Dione Cassio (XXXVII, 45), mentre la seconda iscrizione, più probabilmente, ricorda gli autori di un restauro conseguente ai danni provocati dalla piena del fiume dell'anno 23 a.C.
Il ponte, a due grandi archi ed un piccolo fornice di piena aperto nel pilastro centrale, si è conservato quasi integro. Un altro arco di approccio a riva è stato coperto dal muraglione moderno dell'arginatura.
Il nucleo è costituito da blocchi di tufo e peperino, mentre il rivestimento, conservato solo in parte, è di travertino; la sua sostituzione con cortine in mattoni (da alcuni attribuita al restauro del II secolo d.C.) è del 1679, come testimonia un'iscrizione di Innocenzo XI conservata ancora alla testa del ponte verso l'isola.
Fu detto nel Medioevo "pons Judaeorum" quando la comunità ebraica occupò la zona adiacente, nota come Ghetto.
E' detto popolarmente "ponte Quattro Capi " per le due erme romane quadrifronti all'estremità dei parapetti, probabili sostegni delle balaustre in bronzo; se ne conservano solo due in situ.
E' stato recentemente restaurato nell'ambito dei lavori previsti a Roma per il Giubileo del 2000.