D) DESCRIZIONE
I molini erano costituiti da una coppia di zattere galleggianti affiancate: sulla più grande, la più vicina alla riva, erano alloggiate le macine all'interno della caratteristica "casetta", spesso sormontata da una croce. Tra le due zattere era supportata la ruota a pale. Il principio di funzionamento è illustrato nell'animazione realizzata dall'ITIS Meucci di Roma. Le zattere erano ancorate alle rive con lunghe catene; una rampa in muratura e una passerella di legno permettevano l'accesso dalla riva. (fig.E1 e A3).
In ogni  molino venivano impiegate mediamente quattro persone: due "caricatori" che trasportavano con animali da soma il grano e la farina, un "servitore" che operava alla mola ed era addetto alle riparazioni e un generico "garzone" per i servizi vari.fig.D1 - Specchio dimostrativo del fruttato - 9 gennaio 1826
In un molino venivano macinati ogni giorno circa 4500 kg di grano e la produzione veniva regolarmente registrata dall'amministrazione annonaria negli Specchi Dimostrativi di cui ci restano i dati dalfig.D2 - Lapide della Corporazione dei Molinari 1823 al 1845. (fig.D1)
Nella chiesa di S. Bartolomeo, sull'isola Tiberina, i mugnai romani stabilirono la sede religiosa della loro corporazione, "Romana Molendinariorum", costruendovi anche una cappella decorata con scene della loro attività (fig.E9); una lapide tuttora ricorda uno dei numerosi restauri. (fig.D2) 
I molini ostacolavano il regolare flusso dell'acqua e spesso la forza della corrente spezzava gli ancoraggi e li trascinava a valle con effetti disastrosi. Già a metà del 1700 si propose di spostarli a valle della città e nel 1870 la commissione ministeriale dei Lavori Pubblici considerò la presenza dei molini galleggianti tra le cause delle inondazioni del Tevere. Con la piena del dicembre 1870 e la successiva costruzione dei muraglioni i molini sul Tevere  scomparvero definitivamente.