A) Le origini della Nave
B) L'orientamento della nave
C) La trireme romana

D) Le immagini
E) Bibliografia e Contributi


A) LE ORIGINI DELLA NAVE
fig.A1 - Morfologia dell'area Fin dalla sua formazione (l'isola è quasi sicuramente di origine sedimentaria e la leggenda vuole che si sia formata per accumulo di fango sulle messi di Tarquinio il Superbo gettate nel Tevere dai Romani dopo la sua cacciata nel 509 a.C.- 245 a.U.c.) l'isola ha avuto la singolare forma di una nave che solca il Tevere (fig.A1). Nel 291 a.C.- 463 a.U.c., per debellare la pestilenza di due anni prima, il serpente sacro al dio della medicina Esculapio fu portatofig.A2 - Medaglione di Antonino Pio a Roma da Epidauro: dopo l'approdo, saltò dalla nave che lo trasportava e ridiscese il Tevere dai Navalia del  Campo Marzio  (secondo altri lo risalì dal Porto Tiberino o Navalia Inferiora, presso il Foro Boario)  fino all'isola scomparendo poi nel luogo dove fu costruito il nuovo tempio. Il medaglione di Antonino Pio (fig.A2) rappresenta il serpente che balza fuori dalla barca a remi accolto dal dio Tevere; gli archi a sinistra potrebbero rappresentare i Navalia o il Ponte Sublicio.
La leggenda e il profilo dell'isola suggerirono la sistemazione del perimetro esterno dell'isola in forma di nave, con arginature e terrapieno attrezzate per gli ormeggi e forse con un obelisco a simulare l'albero. Questa visione simbolica della nave-isola influenzerà nel tempo la cartografia e le raffigurazioni dell'isola fino ai nostri giorni.
La datazione della sistemazione monumentale non è certa: il Moroni la colloca nel III secolo a.C. e precisamente nel 259 a.C.- 495 a.U.c.
[...e quindi nel 495 di Roma consolidata da muri coperti di massi di travertino, fu ridotta a foggia di nave in memoria di quella che avea trasportato in essa il Dragone sagro di Esculapio.] [2]

mentre Donata Degrassi sul "Lexicon Topographicum" la colloca nel I secolo a.C.
[L'isola... aveva già ricevuto nel I sec. a.C. una sistemazione monumentale, che le aveva conferito l'aspetto di una nave, limitatamente alle due estremità (alcuni disegni ricostruttivi del '500 la raffigurano come un'unica nave di pietra...) ...Alla struttura a valle corrispondeva probabilmente un'altra a monte, non conservata. ...In base al materiale usato nel frammento della prua, la sistemazione monumentale dell'isola va datata alla prima metà del I sec. a.C. contemporaneamente quindi all'edificazione dei due ponti...] [3]
Quest'ultima datazione sembra essere più attendibile e coerente con il rinnovato orgoglio dei Romani per le loro imprese navali all'epoca di Pompeo Magno.
Gli unici elementi superstiti sono dei frammenti sulla punta SudEst dell'isola in peperino e travertino raffiguranti Esculapio con il caduceo ed una testa di toro, che fungeva probabilmente da ormeggio.
Due frammenti dell'obelisco che fu ritenuto l'albero della nave sono conservati nel Museo Nazionale di Napoli ed un terzo a Monaco. Pur rapprentato in molte stampe è opinione attuale che l'albero non sia mai esistito e che l'eventuale innalzamento di un obelisco nell'isola sia avvenuto successivamente come semplice ornamento.


B) L'ORIENTAMENTO DELLA NAVE
La nave di pietra risale il fiume o lo discende verso la foce? Non c'è ancora accordo unanime tra gli studiosi relativamente all'orientamento della nave; queste le principali motivazioni a supporto delle due tesi:
La nave è orientata verso NordOvest e sta risalendo il fiume: 
1- Così è rappresentata in raffigurazioni cartografiche ed incisioni d'epoca, a volte anche fantasiose, quali il disegno di Onofrio Panvinio della metà XVI sec. (fig.D3), la fig.B1 - G.B.Piranesi: veduta di fantasia pianta di Roma antica di Etienne Du Pérac (1574) (fig.D4) e l'incisione dello stesso autore (1575), nonché la copia effettuata da Egidio (Gilles) Sadeler nel 1606 (fig.D5) con la didascalia "...fu fatta detta isola a forma di una nave o galera come se ne vedeno anche oggidì vestigij quali si mostrano per l'infrascritti segni. A. era la platea dove era sopra fabricata detta nave B. la parte della poppa di esa...". Inoltre la veduta di fantasia di G.B. Piranesi, metà del XVIII sec., (fig.B1) che descrive come "poppa" l'estremità raffigurata della nave.
2- La nave è identificata con quella che portò a Roma il serpente di Esculapio, e pertanto risale il fiume.
3- La prua fu volutamente orientata controcorrente in quanto, fendendo l'acqua del fiume, dà l'illusione del movimento della nave.

La nave è orientata verso SudEst e sta navigando verso il mare:fig.B2 - G.Maggi: INSULA TYBERIMA NUNC S. BARTHOLOMÆI
1- Così la raffigurano altre immagini d'epoca come le piante di Roma antica di Ambrogio Brambilla (1582)  (fig.D6) e Giacomo Lauro (1612)  (fig.D7), l'incisione di Nicolaus van Aelst (fig.D1) e quella di Giovanni Maggi che agli inizi del '600 ritrae da monte la poppa della nave (fig.B2).
2- Per l'ambasciata ad Epidauro fu usata una nave da guerra ed il frammento della nave tuttora visibile rappresenta proprio la prua di nave da guerra romana (v. parte C seguente) come riportato anche nel già citato "Lexicon Topographicum".
[L'unico resto, ancora in situ sulla punta SE, è un frammento della prua, in peperino e travertino: sono raffigurati, a rilievo, Esculapio, il suo bastone con il serpente ed una testa di toro, probabilmente un elemento di ormeggio, a sinistra..] [3]
3-
La monumentalizzazione dell'isola non si riferisce alla nave di Esculapio, pur portandone scolpita l'insegna, ma è da ricondursi alla celebrazione delle imprese navali all'epoca della sua costruzione (v. parte A) e quindi era un "manifesto", simbolo della potenza navale romana, che veniva incontro a chi giungeva a Roma risalendo il Tevere.


C) LA TRIREME ROMANA
Per l'ambasciata ad Epidauro fu utilizzata una nave da guerra, come d'uso tra i Romani per le missioni ufficiali: così fu per la nave inviata nel 394 a.C. a Delfo e per quella che sarà inviata in seguito in Asia minore a prelevare il simulacro della Madre degli Dei durante la seconda guerra punica. Valerio Massimo [4] cita esplicitamente una "triremem".fig.C1 - Trireme romana
Nella fig.C1 è rappresentata la ricostruzione di una trireme: la nave era armata con uno sperone (rostrum) che sporgeva sott'acqua, con cui venivano speronate le navi nemiche. Era dotata di una vela che veniva usata durante la navigazione di trasferimento mentre i remi erano usati in combattimento per ottenere la massima manovrabilità della nave; a tale scopo durante il combattimento l'albero veniva addirittura abbattuto. Sulla parte anteriore era il "corvus", un ponte uncinato per l'abbordaggio delle navi nemiche, che fu però usato solamente all'inizio della prima guerra punica. Dalla fiancata sporgeva l'apposticcio, struttura che forniva ai remi il punto di appoggio ottimale. Dalla poppa fuoriuscivano, uno per lato, i due timoni.fig.C2 - Profilo frontale dei resti marmorei
La conformazione tipica dell'attacco dell'apposticcio e la mancanza del foro di uscita di uno dei due timoni confermano che i resti marmorei rappresentanofig.C3 - Ricostruzione di una delle navi di Caligola del lago di Nemi la prua della nave.
L'immagine in fig.C2 mostra il profilo frontale dei resti marmorei della prua: si distingue chiaramente la sporgenza dell'apposticcio. E' interessante il confronto con la ricostruzione della parte poppiera di una delle navi di Caligola del lago di Nemi, eseguita dai Maestri d'ascia dei  Cantieri "Di Donato" di Torre del Greco (Napoli), in cui si evidenzia la struttura dell'apposticcio e del timone destro (fig.C3).
Le navi romane avevano una propria divinità protettrice (la fig.C4 - Ricostruzione della prua secondo Höckmann Tutela della nave) che spesso veniva raffigurata sul fasciame dello scafo: questo può spiegare la presenza della figura di Esculapio, essendo la nave-isola addirittura la sede del culto del dio.
In fig.C4 è la ricostruzione della prora della nave monumentale effettuata da O.Höckmann (München 1985).

 


D) LE IMMAGINI


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D1 - In questa incisione di Nicolaus van Aelst (inizio XVII sec.), da un disegno di E. du Pérac, l'isola è rappresentata come una vera e propria nave: sulla prua, rivolta verso il mare, sono visibili i rilievi marmorei tuttora esistenti; in particolare la decorazione a forma di testa di toro è ripetuta per tutta la fiancata della nave. Sull'isola sono rappresentati: a sinistra l'antico ospedale e il tempio di Esculapio, a destra il tempio di Giove Licaone e quello di Fauno all'estremità NordOvest.
D2 - Nell'incisione di Philippe Galle (metà secolo XVI) l'isola è vista da monte: non è evidente quale delle estremità della nave sia raffigurata.
D3 - Disegno dai codici del frate agostiniano Onofrio Panvinio (morto nel 1562); l'isola è vista da Trastevere e naviga controcorrente. Oltre ai templi di Fauno e di Esculapio raffigurati sull'isola, il disegno riporta un ingrandimento dell'immagine di Esculapio presente sullo scafo della nave.
D4 - Particolare della pianta di Roma di Etienne du Pérac (1574) in cui l'isola Tiberina è raffigurata come una nave che risale la corrente. A destra dell'obelisco che funge da albero è il tempio di Esculapio [Temp. Aesculapii], a sinistra quelli di Giove [T.Iovi] e Fauno [T.Fauni]

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D5 - Incisione di Egidio (Gilles) Sadeler (1606), ripresa dal disegno di Etienne du Pérac del 1575, che nella didascalia descrive la punta SudEst come "poppa".
D6 - L'isola-nave con la prua verso il mare, l'obelisco e i templi, nella pianta di Roma antica di Ambrogio Brambilla (1582).
D7 - Anche in questa raffigurazione dell'isola nella pianta di Roma antica di Giacomo Lauro (1612) la nave è rivolta verso il mare.
D8 - Particolare di un'altra incisione di G.B. Piranesi (v. fig.B1) della metà del XVIII sec. in cui sono visibili i resti marmorei tuttora in situ.


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D9 - Questa curiosa ricostruzione di fantasia dell'isola a forma di fontana si trova a Tivoli, presso Roma, nella villa d'Este. Fa parte della pianta a rilievo di Roma, la "Rometta", costruita da Pirro Ligorio. Le armi del Cardinale Ippolito d'Este sostituiscono il simbolo di Esculapio.
D10 - I resti marmorei della nave sull'estremità SudEst dell'isola in una foto del 2002.
D11 - Particolare dell'effigie di Esculapio con il caduceo e, a destra, la testa di toro (2003).
D12 - In questa foto del 1872, scattata prima della costruzione dell'argine intorno all'isola, i resti della nave sono ancora appena emergenti dall'acqua del Tevere.


E) BIBLIOGRAFIA E CONTRIBUTI
[1] AAVV "La nave di Pietra"  - catalogo mostra -  Electa - 1983
[2] Gaetano Moroni "Dizionario di erudizione storico - ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni"  - Tipografia Emiliana - Venezia, 1855
[3] Eva Margareta Steinby (a cura): "Lexicon topographicum urbis Romae" - Ed. Quasar - Roma, 1993-2000
[4] Valerio Massimo: "Detti e fatti memorabili" a cura di R. Faranda - Ed. UTET - Torino, 1987
[5] Cesare D'Onofrio "Il Tevere - L'Isola Tiberina, le inondazioni, i molini, i porti, le rive, i muraglioni, i ponti di Roma"; Romana Società Editrice - 1980

- L'immagine C3, relativa al progetto per la ricostruzione di una delle navi di Caligola del lago di Nemi (Roma), è tratta da www.brunoagostinelli.it per gentile concessione di Bruno Agostinelli.
- Un particolare ringraziamento a Domenico Carro - www.romaeterna.org per i preziosi suggerimenti e la consulenza tecnica in materia navale